Comune di Roè Volciano

 

Dal 1300 alla fine della dominazione veneziana
Dalla Repubblica Cisalpina al Congresso di Vienna
Dalla Restaurazione alla Prima guerra d’Indipendenza
Il Risorgimento volcianese
Dall’Unità d’Italia ad oggi
Sindaci e podestà di Roè Volciano (1859-1945)
Lo stemma civico e il gonfalone comunale
Cronotassi dei sindaci e dei podestà di Roè Volciano
Principali riferimenti legislativi
Bibliografia essenziale

 

 

 

 

 

 

 

Dal 1300 alla fine della dominazione veneziana

 

Il comune di Volciano, citato in un atto del secolo XIV, nel 1344 annoverava tra i suoi ufficiali consoli e rettori: risale infatti a quella data un processo del comune contro la pieve di Salò, per la difesa dei propri diritti. Fu capoluogo della Quadra di Campagna e nel 1426 fu incluso in quella del Benaco con Salò e Cacavero (attuale Campoverde).
Ebbe propri statuti e le frazioni di Trobiolo, Rucco e Agneto che godevano di una certa autonomia, avevano approvato i loro capitoli nel 1445. Vi venivano regolati l’esazione della Pistoria de Rucho, che forniva pane ai comuni dell’alta Valle Sabbia, Anfo compreso; il Sacro Monte di Pietà di Gazane, già ricco di beni, l’utilizzo della Resega del legname, e della Macina delli vinazzoli.
Volciano, successivamente, viene citato fra i comuni della Riviera di Salò nel 1493 quando aveva una popolazione di 1332.
Secondo gli Ordini del Comune, risalenti al secolo XV, era governato da un consiglio chiamato Vicinia costituita da trentasei uomini; tra di essi ne erano scelti dodici che costituivano il Consiglio speciale. Ogni consigliere svolgeva per un mese le funzioni di Console del comune. Gli altri ufficiali del comune erano i Ragionati, il Notaio, il Ministrale, il Massaro e i Campari. La Vicinia eleggeva anche due Giusdicenti detti giudici delle appellazioni che duravano in carica un mese e avevano il compito di giudicare in seconda istanza.
Popolato da 1332 anime, all’inizio del secolo XVII apparteneva ancora alla Quadra di Salò, ed era formato dalle terre di Trobiolo, Navone, Gazzane, Liano, Ruca o Rucco e Agneto(1).
Negli Ordinamenti del Comunello di Trobiolo, Agneto e Rucco, volume conservato nell’Archivio privato Odorici risalente al del 1620, sono raccolti i verbali dei Consigli della Vicinia relativi alla gestione economica dei beni comuni. Si apre con il Consul Georgius Birsaninus e termina nel 1653 quando era Console Giovanni Crescimbeni(2).

Il 17 marzo 1641 Odorico Odorici quale forestiero(3) scrive una lettera agli ill. Console e Consiglieri reggitori della Mag.ca Vicinia di Volciano a cui chiede per sè e per i suoi figli di essere ammesso a far parte a pieno titolo, con diritti e doveri, della Comunità di Volciano.
Un mese più tardi anche suo figlio Domenico fa un’analoga richiesta e sappiamo che questa venne accolta con 23 voti favorevoli su 28 capifamiglia originari(4). A Domenico venne affidato il compito della Masseria del Comune. Nel luglio 1762 è Console del Comune di Volciano Pietro Riccabella di Trobiolo(5). Un lustro più tardi, invece, è Console Domenico Gennari q. Giammaria, mentre il Dottor Antonio Fabro, Giuseppe Odorici e Antonio Bonetti erano i Ragionatori.
Nel gennaio 1797 Console era Francesco Bersanino e i Ragionatori erano Giovanni Bonetti e Marco Vitalini; a febbraio troviamo invece Giovanni Battista Fabri, Orazio Pace e Benedetto Bonetti(6).

 

Dalla Repubblica Cisalpina al Congresso di Vienna

Con la Repubblica Cisalpina Volciano venne inserito nel cantone del Benaco(7), passando poi nel distretto dei Golfi del Benaco nel marzo 1798(8). Non risulta citato, invece, nella ripartizione in distretti, comuni e circondari del Dipartimento del Mella dell'ottobre 1798(9) e maggio 1801(10),  forse perché coincidente col comune di Liano insieme a Gazzane, Trobiolo, Agneto e Rucco che appartennero prima al distretto degli Ulivi poi al distretto IV di Salò.

Ricompare, popolato da 828 abitanti,  successivamente come parte del cantone I di Salò del distretto IV di Salò con il decreto 8 giugno 1805 e classificato nella terza classe in osservanza della legge del 24 luglio 1802(11). Con decreto 14 luglio 1807(12)  attuato dal 1 gennaio 1810, Volciano di 874 abitanti (458 maschi e 416 femmine) ancora classificato nella terza classe, era sempre inserito nel cantone I di Salò del distretto IV di Salò(13).

 

Dalla Restaurazione alla Prima guerra d’Indipendenza

Con la creazione del Regno Lombardo-Veneto(14) e con l’attivazione dei comuni della provincia di Brescia, in base alla compartimentazione territoriale del regno Lombardo-Veneto, Volciano venne incluso nel distretto XIV di Salò(15).
Odorico Odorici fu Con­sigliere del Comune di Volciano per parecchi anni fino al 24 gennaio 1816 quando si dimise per trasferirsi a Milano(16).
Nel settembre 1830 il Convocato Generale degli Estimati del Comune di Volciano, costituito dalla totalità dei possessori, che si aduna due volte l’anno, elegge, tramite il bussolo, la
Deputazione Comunale per l’anno successivo: a Primo Deputato, scelto tra i primi tre estimati per censo, fu eletto  Odorico Odorici, mentre per Secondi Deputati, scelti tra il resto del Convocato, vengono eletti il Conte Scipione Tracagni(17) e Domenico Ghirardi. Deputati uscenti erano lo stesso Odorici, Giovanni Viani di Carlo e il Sacerdote Giovanni Pighetti(18). Il Comune fu poi confermato nel medesimo distretto in forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde(19). Nel 1853 Volciano, con una popolazione di 1016 abitanti, fu inserito nel distretto VII di Salò(20).

 

Il Risorgimento volcianese

Durante il Risorgimento Nazionale, Volciano ebbe a dare un serio contributo di onore e di sangue alla all’ora sventurata Italia. E’ bene ricordare che un Fabbri di Volciano assaggiò le delizie della tirannide austriaca, trascorrendo diversi anni nelle carceri dello Spielberg(21). Vari furono i cittadini che accorsero alla chiamata di Garibaldi e di Vittorio Emanuele. Fra i primi si distinse un Bonetti di Volciano, del quale nella sede Municipale di Rucco esisteva la fotografia con annessa una lettera di esaltazione scritta personalmente dall’Eroe dei due mondi(22). Che dire dei molti Volcianesi che prestarono servizio militare sotto l’Austria subendone le gravi vessazioni. In particolare piacemi ricordare certo Molinari Pietro(23), il cui figlio è morto più che novantenne poco tempo addietro in Gazzane. L’interessato, vissuto lungamente alle dipendenze della mia famiglia, mi narrava, quasi piangendo, che avendo commesso, con altri Italiani, compagni di sventura, qualche mancanza, furono condannati alla fustigazione. Posti in doppia fila venti soldati austriaci, muniti di verga, dovevano battere un colpo sulla schiena nuda dei poveri disgraziati, i quali passando in mezzo e giunti in fondo, si vedevano messa sulle spalle una coperta di lana imbevuta di aceto. Naturalmente i più svenirono. Bello sarebbe stato consultare i documenti in archivio, rammentare tutti questi poveri infelici che, nel periodo 1815-1859 ebbero a soffrire della tirannide austriaca quali: Tonoli Pietro detto Peo Bernard, Gobbini Giuseppe detto Galupì, Belloni Antonio detto Tunì Bascià, i quali tutti, dopo l’armistizio di Villafranca, furono rimpatriati e da Vittorio Emanuele aggiunti al corpo di spedizione del Gen. Cialdini accorso in aiuto di Garibaldi e parteciparono alle azioni di Castelfidardo, del Garigliano e di Gaeta.
Tra i personaggi volcianesi nel periodo risorgimentale si distinse Tonni-Bazza Achille, (Gazzane, 17 luglio 1837- Preseglie, 8 agosto 1863). Lasciati gli studi, nel 1860 partì con i Mille diretti in Sicilia arruolandosi nella 7ª compagnia. Ferito nella battaglia di Calatafimi, a Palermo fu promosso sergente per il valore dimostrato. Portata a termine tutta la campagna, combattendo anche nella battaglia del Volturno, tornato al paese natio si impiegò alla sottoprefettura di Salò, ma a causa degli strapazzi della guerra, morì pochi anni dopo compianto da molti e ricordato da Garibaldi e dallo storico volcianese Federico Odorici.

Dall’Unità d’Italia ad oggi

In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di  Volciano fu incluso nel mandamento I di Salò, circondario IV di Salò, provincia di Brescia. Con 972 abitanti presenti (ne sono indicati 672 in una stampa riportata da Ebranati in Campoverde nei tempi, p. 63), era fino ad allora gestito da due Deputati e da un Consiglio, ora invece, viene retto da un Consiglio di quindici membri, da un Sindaco e da una Giunta di due membri effettivi e due supplenti.
Le elezioni per il Consiglio Comunale si svolsero nei primi mesi del 1860 e dallo scrutinio risultarono eletti: l’ing. Antonio Filippini, Sindaco e Bonetti Benedetto, il dottor Fabbri Alessandro, Ambrosi Giacomo, Inga Giuseppe, Tagliaferri Domenico, Ronchi Lorenzo, Gobbini Francesco, Franchini Camillo, il dottor Maceri Bortolo, Polotti Giovanni Battista, Belloni Mattia, Laude Giulio, Gobbini Giovanni Battista e Bellini Marco consiglieri(24).
Nel censimento della popolazione svolto nello stesso anno il comune aveva una popolazione residente di 1.014 abitanti.
Nel 1863 la Guardia Nazionale di Volciano era ordinata su una compagnia, suddivisa tra 113 Militi attivi e 42 Mobilizzati.
La legge sull’ordinamento comunale del emanata nel 1865 confermava per Volciano l’apparato amministrativo del 1859.
La base sociale su cui poggiava lo Stato era assai ridotta in quanto la legge rispondeva a criteri rigorosamente censuari (a Volciano erano iscritti per contribuzione coloro che pagavano annualmente nel Comune lire 5) per cui solo una parte infinitesimale della popolazione era iscritta nelle liste elettorali e poter far sentire la sua voce. Infatti, nelle elezioni amministrative del 1864 per il rinnovo del quinto dei Consiglieri Comunali gli elettori aventi diritto erano appena 138; nel 1866, quando la popolazione era di 988 abitanti, il numero scese a 126; l’anno successivo la lista elettorale del Comune di Volciano, riveduta il 25 marzo dalla Giunta Municipale (composta dal Sindaco Tagliaferri Luigi e dall’Assessore Fabri Alessandro) e approvata dalla Deputazione Provinciale il 24 giugno, fissava il numero degli elettori a 125(25). Il 3 giugno 1868 l’esattore comunale Pietro Pelizzari presenta in forte ritardo (“gestione tenuta da altra Giunta”) il Conto Consuntivo dell’anno 1865; in questo anno, quando vi erano 1118 abitanti, la lista elettorale amministrativa era di 122 elettori. Il 10 luglio 1869 la Deputazione Provinciale fissa a 119 gli elettori della lista elettorale amministrativa, mentre quella politica è di 17 elettori (26).
Le conseguenze politiche di questa scelta furono gravissime, in quanto le masse popolari e contadine rimasero estranee al nuovo stato.
Nel 1870 il Consiglio Comunale era composto da: Tagliaferri Luigi Sindaco, Filippini Dr. Carlo Assessore, Ghirardi Ing. Giovanni Battista, Lazzarini Giacomo, Viani Prete Giuseppe, Antonio Tonni Bazza Sposi Assessore, Baronio Bortolo, Ghirardi Antonio, Cobelli Pietro, Bellini Giuseppe, Muracca Giuseppe, Bonetti Giovanni, Maceri Ing. Bortolo, Ronchi Lorenzo e Gobini Giovanni Battista Assessore anziano.

In quello stesso anno la lista elettorale politica era composta da 17 elettori(27), mentre quella amministrativa era composta da 122 elettori (68 nella sezione di Volciano, 28 in quella di Gazzane e 26 in quella comprendente Liano, Trobiolo, Agneto e Rucco). L’anno successivo la popolazione residente nel comune era di 1063 abitanti. Un decennio più tardi era salita a 1110.
Nelle elezioni amministrative del 1886, per il rinnovo del quinto dei Consiglieri Comunali, gli elettori aventi diritto erano appena 126 di cui 125 iscritti per contribuzione e uno iscritto per titoli, mentre coloro che si recarono alle urne furono appena cinquanta. L’anno successivo gli iscritti per titoli salirono a due e i votanti furono 20; nel 1888 gli iscritti per contribuzione salirono a 127 e i votanti scesero a ventinove.
Nel censimento del 1901 la popolazione residente nel comune era di 1670 abitanti che salirono a 2087 nel 1911, mentre scesero a 2006 nel 1921.
Dal 1926, in seguito alla riforma dell’ordinamento comunale, il comune veniva amministrato da un Podestà nella persona di Battista Ligasacchi. Sino al luglio 1928 il comune mantenne la denominazione di Volciano e successivamente a tale data assunse la denominazione di Roè Volciano(28).  Popolazione residente nel comune: abitanti 2.582 (Censimento 1931); abitanti 2.889 (Censimento 1936). In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Roè Volciano veniva amministrato da un Sindaco, da una Giunta e da un Consiglio.
Popolazione residente nel comune: abitanti 3.319 (Censimento 1951); abitanti 3.287 (Censimento 1961); abitanti 3.458 (Censimento 1971); abitanti 3.560 (Censimento 1981); abitanti 3.706 (Censimenti 1991); abitanti 4.177 (Censimento 2001).

 

Sindaci e podestà di Roè Volciano (1859-1945)

I sindaci

Nel giugno 1859, terminava il governo austriaco sulla Lombardia. Nei primi del 1860 il Consiglio comunale venne rinnovato in applicazione della legge comunale e provinciale in vigore nel Regno di Sardegna estesa alle nuove provincie e Antonio Filippini fu nominato dal Re sindaco di Volciano. In base all'ordinamento sabaudo, confermato nella legge n. 2248 del 1865 il sindaco era di nomina regia ed era scelto fra i consiglieri comunali. Con le riforme del 1889 e del 1890 i consigli comunali elessero direttamente il sindaco. Il sindaco rimaneva in carica 4 anni ed era rieleggibile a patto che mantenesse la carica di consigliere. Al momento dell'unificazione del Regno avevano diritto di voto i cittadini maschi in possesso di determinati requisiti di età, censo e istruzione. Solo nel 1912 venne introdotto il suffragio universale maschile per tutti i cittadini di età superiore ai 30 anni e al termine del primo conflitto mondiale il limite di età venne posto a 21 anni.

 

I podestà

 

L'ordinamento comunale fu profondamente trasformato durante i primi anni del regime fascista.
Tra il 1925 e il 1928 una serie di provvedimenti governativi istituirono la figura del podestà, crearono la consulta, ridefinirono la figura del segretario comunale, con lo scopo di indebolire l'autonomia locale e rafforzare il ruolo centralizzatore dello Stato, trasformando il Comune da organo di autogoverno a ente ausiliario dello Stato per la gestione dell' ordinaria amministrazione.
La figura del sindaco, eletto da un consiglio comunale a sua volta eletto dai cittadini, venne abolita insieme alla giunta e al consiglio comunale.
Il sindaco fu sostituito dal podestà che veniva nominato con decreto reale in forza della Legge 4 febbraio 1926, n. 237 (Istituzione del podestà e della consulta municipale nei comuni con popolazione non eccedente i 5000 abitanti), e del Regio decreto legislativo 3 settembre 1926, n. 1910 (Estensione dell'ordinamento podestarile a tutti i comuni del regno).
La consulta, organo consultivo delle amministrazioni comunali fu istituita dagli stessi provvedimenti legislativi che istituirono il podestà. Aveva funzioni esclusivamente consultive, in quanto solo il podestà poteva deliberare. I pareri della consulta, a volta facoltativi e in altri casi obbligatori, non erano mai vincolanti per il podestà e si configuravano come un elemento ausiliario dell'attività podestarile.
I membri della consulta erano scelti dalle associazioni sindacali riconosciute e nominati dal ministro dell'Interno.

 

Lo stemma civico e il gonfalone comunale

Nel 1970 veniva riconosciuto al comune l’uso dello stemma civico e del gonfalone(29).

Già nel 1907 sulla bandiera del «Circolo Giovanile Cattolico “Silvio Pellico”, fondato dal Rev. Don Giovanni Zuaboni, curato di Volciano, tricolore apparve per la prima volta lo stemma del comune di Volciano, costituito da un leone rampante in campo oro reggente in una zampa le chiavi di S. Pietro e sull’altra un grappolo d’uva. Detto stemma egli era riuscito a rintracciare con pazienti indagini nel municipio di Volciano allora avente sede nella frazione di Rucco»(30).
Per poter fornire uno stemma civico ufficiale al comune di Roè Volciano si dovette arrivare al 1938 quando lo Studio Araldico Guelfi Camajani di Padova ricevette l’incarico di realizzarlo. Qualche tempo dopo, la relazione che accompagnava il bozzetto specificava che nello stemma realizzato vennero fermate le due caratteristiche locali: quella agricola e quella industriale. Le immagini scelte erano tre bachi da seta e tre spighe di grano. Il Podestà, però, contestò la scelta dei bachi perché sul territorio comunale a quel tempo non esistevano filande di seta e la coltura degli stessi era un’attività locale del tutto insignificante. Piuttosto, avrebbe preferito che fossero stati scelti i simboli della vite e dell’olivo. Il bozzetto venne, quindi, bocciato e non se ne fece più nulla fino al 1970 quando vennero deliberati gli attuali stemma e gonfalone.

Cronotassi dei sindaci e dei podestà di Roè Volciano

 

Anno

Sindaco

1859

Benedetto Bonetti e Battista Polotti (Deputati del regime austriaco)

1860-1862

Ing. Antonio Filippini

1863-1867

Antonio Tonni Bazza

1868-1871

Luigi Tagliaferri

1871-1874

Luigi Tagliaferri

1875-1876

Avv. Fabbri Alessandro

1877-1886

Ing. Ghirardi Giovanni Battista

1887-1889

Giovanni Viani

1890-1899

Italo Odorici

1900-1920

Giovanni Viani

1920-1923

Battista Pelizzari

1923

Battista Ligasacchi

1923-1924

Commissari Straordinari

1924-1926

Battista Ligasacchi

1926-1930

Pietro Viani

1930-1935

Battista Ligasacchi

1936-1940

Giovanni Battista Belloni

1940-1943

Domenico Ghirardi

1943-1945

Commissari Straordinari

1946-1956

Primo Vezzuli

1956-1960

Romolo Bentivoglio

1960-1975

Ruggero Carlucci

1975-1985

Enrico Ferrari

1985-1990

Angelo Ferrari

1990-1995

Michele Corsetti

1995-1999

Giuliano Scarpellini

1999-2009

Massimo Ronchi

2009-

Emanuele Ronchi

 

Principali riferimenti legislativi:

· Nuovo ordinamento comunale e provinciale del Regno. 23 ottobre 1859 (pubbl. "Gazzetta Piemontese" del 1 novembre 1859)
· Legge 20 marzo 1865, n. 2248, Allegato A, Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia
· Legge 30 dicembre 1888, n. 5865, Legge portante modificazioni alla legge comunale e provinciale del 20 marzo 1865, n. 2248, Allegato A
· T.U. 10 febbraio 1889, Legge comunale e provinciale, n. 5921
· Legge 29 luglio 1896, n. 346
· T.U. approvato con R.D. 4 maggio 1898, n. 164
· T. U. approvato con R.D. 21 maggio 1908, n. 269
· Legge 30 giugno 1912, n. 666
· T. U. approvato con R.D. 4 febbraio 1915, n. 148
· Legge 16 dicembre 1918, n. 1985

 

Bibliografia essenziale

E. Ronchi, Roè Volciano. Una lettura storico-urbanistica del territorio, Brescia, 1985.
AA.VV., Una fabbrica e il suo paese. Lavoro e società nella vicenda di Roè Volciano, Brescia 1989.
D. Venturini - V. Dusi, Roè Volciano nella storia, Roè Volciano, 1994
Regione Lombardia, Le istituzioni storiche del territorio lombardo (XIV-XIX secolo). Le istituzioni della città e della provincia di Brescia, Milano 1999.
G. B. Fucina, Un uomo...un alpino...un padre, Salò 2010.
V. Dusi, Roè Volciano. Le antiche strade. I Personaggi, Salò 2010.
A. Tantari (a cura di ), Omaggio di Roè Volciano all’Unità d’Italia, Brescia, 2011
F. Bettoni, Storia della Riviera di Salò, 1880, vol. III, doc. LVI
U. Vaglia, Rapporti economici tra la Magnifica Patria e la Valle Sabbia, in Il Lago di Garda. Storia di una comunità locale, Salò, 1969
P. Guerrini, Volciano e Liano, 1930
A. Medin, «Descrizione della città e terre bresciane nel 1493», in Archivio storico lombardo, XIII (1886).

                                                                                                          Pagina curata da Antonio Tantari

1 Da Lezze, 1610.

2 Cfr. Ordinamenti del Comunello di Trobiolo (dicembre 1621 – novembre 1653), Archivio Privato Odorici (cit. in D. Venturini-V. Dusi, Roè Volciano nella storia, Roè Volciano, 1994).  Nel marzo del 1626 facevano parte della Vicinia di Trobiolo i seguenti consiglieri: Pace Horatio Console, Pasio Pace, Bernardino Ghirardo, Zuane Bisanino, Tomaso Zaneti, Antonio Riccabella, Zuaneto Bisanino, Giacomo Ghirardo, Antonio Ugolino, Batta Bisanino, Bertio Crescimbeni, Botturino Filippino, Zuane Riccabella, Domenego Filippino. Cfr. (cit. in Venturini-Dusi, 1994).

3 La condizione di “forestiero” non si tramutava in quella di originario anche dopo molti anni o addirittura generazioni di permanenza di una famiglia presso la comunità. I “forestieri” non intervenivano nelle decisioni del comune in materia di spese, taglie e controllo contabile, perciò, oltre a non poter godere delle risorse derivanti dai beni della comunità, dovevano spesso pagare carichi maggiori di taglie.

4 Questi erano: Domenico Francino, Console, Antonio Pace, sindico e Consigliere, Orazio Pace, Rasonato, Bartolomeo Bonfadino, Rasonato, Antonio Filippini, Giovanni Crescinbin, contraditore, Filipo Manzon, Bartolomeo Girardino, Tomaso Girardo, Gieronimo Girardo, Giovanni Bersanino, Pietro Ricabella, Bonfadin Bonfadino, Steffano Negri, Anibal Bertolotto, Giovanni Paolo Bonfadino, Duminico Pelizaro, Josepho Pelizaro, Giovanni Maria Bortolotto, Dominico q. Mathe Francino, Marcho Marchi, Zan q. Bernardo Tibon, Dominico Tibon, Benedetto Bonetto, Pietro Bonetto, Josepe Bonetto, Dominico Zenaro, Francisco Botura, Giovanni Maria Zenaro.

5 ASBs, Cancelleria Prefettizia Superiore, b. 2.

6 ASBs, Cancelleria Prefettizia Superiore, b. 40 e 45.

7  Legge del 12 fiorile (1 maggio 1797). Appartenente al Dipartimento del Benaco che comprendeva tutto il territorio gardesano dal confine trentino fino a Desenzano compreso che ne diventa il capoluogo. Questo dipartimento riuniva in una sola unità dipartimentale tutti i territori benacensi della Cisalpina in precedenza appartenenti alle province di Brescia, Verona e Mantova. Più precisamente  era compreso tra il confine trentino a nord, il fiume Chiese fino alla confluenza con l’Oglio a ovest, una linea che dalla suddetta confluenza raggiungeva l’Adige nella località Ronco a sud e quindi la linea del confine con l’Austria a est.

8 Ripartizione in distretti e comuni del Dipartimento del Benaco, Milano, 11 ventoso anno VI. Cfr. Raccolta delle leggi, proclami ordini ed avvisi pubblicati in Milano nell'anno VI  repubblicano, tomo IV, Milano, Presso Luigi Veladini in contrada S. Radegonda, 1797, pp. 201-202.

9 Ripartizione in distretti e circondari del dipartimento del Mella, Milano, 21 vendemmiale anno VII. Cfr. Raccolta delle leggi, proclami, ordini ed avvisi ec. pubblicati in Milano nell'anno VII Repubblicano, tomo VI, Milano, Presso Luigi Veladini in contrada S. Radegonda, 1799, pp. 39-41.

10 Divisione in dipartimenti, distretti e comuni del territorio della Repubblica Cisalpina, Milano, 23 fiorile anno IX. Cfr. Raccolta delle leggi, proclami, ordini ed avvisi pubblicati in Milano dal giorno 13 pratile anno VIII (2 giugno 1800) epoca del ritorno dell'armata francese in questa città, tomo II, Milano, Presso Luigi Veladini in Contrada S. Radegonda, [1800], pp. 148-173.  Il Dipartimento del Benaco veniva a cessare e il suo territorio veniva compreso nel Dipartimento del Mella.

11 Decreto sull'Amministrazione pubblica, e sul Comparto territoriale del Regno, 8 giugno 1805. Legge sull'organizzazione delle Autorità amministrative, 24 luglio 1802.

12 Decreto sull'aggregazione e concentrazione de' comuni di seconda e terza classe distanti ancora dal loro maximum di popolazione

13 Ugo Vaglia, «Ordine territoriale del Distretto di Salò (1810-1815)», in Commentari dell’Ateneo di Brescia per l’anno 1990, p. 218. Cfr. anche Sabatti Antonio, Quadro statistico del Dipartimento del Mella, Brescia 1807, p. 330.

14 Patente 7 aprile 1815, Pubblicazione dell'imperiale regia patente del 7 corrente che crea degli stati austriaci in Italia un Regno Lombardo-Veneto.

15 Notificazione 12 febbraio 1816, Compartimento territoriale della Lombardia da attivarsi col 1° maggio.

16 Nato nel 1787 da Francesco, negoziante a Brescia,  e Maria Bonzanini di Gardone. È il continuatore della famiglia e padre dello storico Federico. Odorico seguendo le orme del padre si dedica anch’egli al commercio ri­coprendo però anche posti di grande responsabilità a Brescia e a Milano sia du­rante il Regno Italico che durante il Regno del Lombardo-Veneto sotto l’Austria. Viene eletto prima Giudice del Tribunale di Commercio per la città di Brescia, poi membro del Consiglio Generale di Commercio Arti e Manifatture. Nel 1812 fu nominato presidente del Collegio Peroni. Fu eletto socio dell’Ateneo Politecnico di Milano e dell’Ateneo di Salò. Nel 1813 è nominato presidente della Camera di Commercio di Brescia.Nel gennaio del 1816 — da poco è costituito il Regno del Lombardo-veneto — viene eletto Deputato dei « Possidenti non nobili» della prov. di Bre­scia presso « la Congregazione Centrale di Milano ».
E in questo anno si trasferirà a Milano con tutta la famiglia. Nel 1816 gli fu anche confe­rito da S.M. l’Imperatore il titolo di Cavaliere dell’Ordine Austriaco della Co­rona di Ferro. Prima di essere però totalmente coinvolto in tanti incarichi, aveva for­mato la sua famiglia. Nell’ottobre del 1805 si era sposato con la giovane Teresa Fornasini di distinta famiglia bresciana (il padre Carlo era Amministratore dipartimentale e Consigliere di Prefettura).
Dal matrimonio erano nati in pochi anni sette figli: tre femmine morte quasi subito dopo il parto e quattro maschi: Giuseppe (1806) morto ventenne a Milano, Federico (1807), Francesco (1808) morto a Brescia all’età di sette anni e Carlo (1809). Odorico morirà a Milano il 9 ottobre 1831 e verrà sepolto a Brescia,mentre la sig.ra Teresa morirà a Brescia, ove la famiglia si era nuo­vamente trasferita il 25 febbraio 1853. Cfr. Venturini-Dusi, 1994.

17 Fece parte anche della Giunta Civica contro la Repubblica Bresciana (cit. in Venturini-Dusi, 1994).

18 ASBs, Imperial Regia Deputazione Provinciale, b. 4220, f. 13.

19 Notificazione 1 luglio 1844, Pubblicazione del compartimento territoriale delle provincie lombarde rettificato a seconda delle variazioni sopravvenute dopo il febbraio 1816.

20 Notificazione 23 giugno 1853, Compartimento territoriale della Lombardia.

21 Giovanni Battista Fabri, seguace del bonapartismo, all’età di 28 anni fu deportato, insieme con altri bresciani, nelle carceri di Sebenico, poi di Cattaro e quindi di Petervaradino, a seguito della momentanea caduta del regime napoleonico. G. Bustico, I deportati della Riviera di Salò a Cattaro, in Rassegna Storica del Risorgimento, fasc. VI, 1937. Altri volcianesi, che condivisero con lui l’amara esperienza, furono Lazzaro Lazzarini di Gazzane, di anni 43, contadino e falegname e Terzio Polotti legale, di anni 36, possidente, ricordato da Ugo Da Como come giovane di buona indole e studi, di aderenze nella gioventù bresciana avversa al governo veneto (U. da Como, Albe bresciane di redenzione sociale, Brescia 1922). Tutti furono liberati solo nel febbraio 1801 e nel mese di aprile poterono rientrare in patria tra le acclamazioni delle folle. Durante il Regno d’Italia, proclamato nel 1805, Terzio Polotti fu poi eletto consigliere del Distretto di Salò. Per le vicende che precedettero la deportazione si vedano tra gli altri  D.Grisetti, Memorie, manoscritto pubblicato in Lombardia nel Risorgimento italiano, 1928 (a p. 72 l’autore fa numerosi riferimenti agli eventi che hanno interessato le diverse località di Volciano) e F. Girelli, Libro primo della guerra in Italia, Manoscritto conservato nella Biblioteca Queriniana di Brescia. In contrapposizione alle figure precedenti, Onofrio Bazza di Gazzane, invece, fu tra i nove cittadini benacensi che il 30 giugno 1797 furono condannati, dalla Commissione Criminale Straordinaria del Governo Provvisorio Bresciano per la Controrivoluzione, al bando per 15 anni, e venendo presi nei medesimi luoghi sarebberostati condannati a pubblici lavori per anni sette (Raccolta dei decreti del governo provvisorio bresciano e di altre carte pubblicate a quell’epoca colle stampe, volume II, Brescia, 1804, pp. 264-266, atto n. 522). La notizia è riportata anche da G. Solitro, Benaco, 1897, ristampa 1983 p. 678 nota 2.

22 E’ probabilmente Bonetto Bonetti di Volciano, medico condotto, nominato capitano della Guardia Nazionale di Volciano nel 1863. Pochi mesi più tardi si dimise da tale carica per svolgere al meglio la sua professione. La lettera dovrebbe essere quella scritta da Garibaldi per la morte di Achille Tonni Bazza e indirizzata allo stesso Bonetti.

23 Molinari Pietro nato il 31 gennaio 1829 a Toscolano, si trasferì poi a Volciano dove morì il 17 luglio 1907. La sua classe, insieme a tutte le anteriori al 1830, fu sciolta da ogni obbligo di leva con R.D. 10 novembre 1859. Pietro, vedovo di Maria Capatini di Toscolano contrasse un nuovo matrimonio il 3 novembre 1889 con  Giulia Scalzi.

24 ASBs, Prefettura, b. 50, Volciano, Verbale del Consiglio Comunale del 20 novembre 1860.
La composizione degli organi del governo locale è stata desunta dai processi verbali delle sedute consiliari conservati nel fondo Prefettura dell'Archivio di Stato di Brescia essendone sprovvisto l’Archivio Storico Comunale di RoèVolciano. La ricostruzione in ordine cronologico è stata effettuata per una periodicità non sempre rispondente ai reali momenti elettorali, in quanto il rinnovo degli amministratori avveniva secondo una normativa diversa da quella attuale.

25 ASBs, Prefettura, b. 847, f. 12 Volciano.

26 ASBs, Prefettura, b. 1007, f. Volciano.

27 ASBs, Prefettura, b. 1140, f. Volciano. Vi sono compresi tra gli altri Giovanni Battista Ghirardi essendo dottore in matematica e ingegnere, Pietro Bonazzi dottore in medicina, mentre vi viene cancellato per intervento del Prefetto Bettini Paolo in quanto docente di seconda classe elementare e non maestro patentato. Bettini era stato nominato maestro dal Consiglio Comunale dopo un regolare concorso l’11 novembre 1869.

28 Regio Decreto n. 1928 del 27 luglio 1928.

29 D.P.R. del 25 febbraio 1970

30 da L. Ronchi, Memorie, Memorie, op. cit., p. 17 – citato in Venturini-Dusi, 1994, p. 257.